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Dalla parte del torto

Il manifesto per rimettere al centro l'umano, la terra e la comunità.

Iniziamo dalle origini, se così possiamo paragonare un miracolo a un così becero evento. Quello che sta accadendo è solo la parte più visibile di ciò che parte da molti anni fa: un lento e distruttivo modus operandi per creare intolleranza e disuguaglianza indotte.

Come si studia nelle più antiche scuole di politica e militari: DIVIDE ET IMPERA!

Un popolo diviso, in lotta al suo interno e sull’onda della discriminazione sociale, è più facile da rendere schiavo, innocuo e distratto da quello che realmente ha il potere di vivere e costruire. La più grande mossa è la distrazione di massa: la creazione di un sistema schematico, preciso e puntuale. Al 10 del mese, come ogni stipendio che per paura, fame e schiavitù si cerca di portare a casa — sempre se una casa ancora c’è.

La distrazione sta nel creare abitudini che richiedono denaro per essere mantenute. La schiavitù sta nell'inseguire reel, story e post sui social che mostrano standard sociali e materiali inutili, uno status quo pressoché inesistente.

"Siamo davanti a un mondo ormai distopico, dove non si possiede nulla ma si vive pagando per mostrare; dove il frigorifero è sempre vuoto, ma la macchina è dell’anno corrente."

Siamo responsabili della nostra caduta: siamo stati deboli, ingenui e corrotti. Il nostro cuore ha smesso per un lungo periodo di battere per ciò che veramente è amore e ricchezza, come un sorriso, un piatto condiviso o la terra coltivata. Perché se nessun essere umano volesse sovrastare il prossimo, non servirebbe possedere: avere basterebbe per vivere in piena ricchezza.

Il sistema economico, come disse già un gran professore, è un sistema non umano basato sulla schiavitù e sulla disuguaglianza. Un sistema umano, invece, è basato sul baratto, sul rispetto e sulla naturalezza del flusso ciclico del pianeta.

Il nostro pianeta è al limite del collasso perché l’essere umano, per avidità e possesso, ha distrutto tutto. Abbiamo arato, coltivato e allevato più di quello che era necessario per vivere e prosperare, e questo è il risultato: un pianeta al collasso e l’essere umano in via d’estinzione.

Con il timer che ormai suona, la domanda nasce spontanea: quando dovevamo svegliarci?

Ci svegliammo tardi. Quando ormai affamati e intontiti dai fumi dell’informatica, iniziammo a intravedere la matrice dietro gli eventi catastrofici — necessari per tenerci sul filo della paura costante e della sopravvivenza, così da non farci esplorare a pieno ciò che siamo in grado di vivere: l’armonia e la bellezza dell’amore incondizionato.

Raro, rarissimo ai giorni nostri: quella disinteressata voglia di dare senza ricevere, coltivare senza raccogliere e lasciare al prossimo i frutti.


"Ad oggi ci troviamo con una società spaccata che vive costantemente sul filo del rasoio. Si manifesta per avere un aumento, non per avere la libertà!"

La libertà di non dover possedere, la libertà di poter vivere senza dover acquistare, quella ricchezza nell’essere nessuno. L’utopia di tornare alle origini, a quel giardino — quello famoso del grande capo. Quel giardino che solo al pensiero trasmette l’aria di casa, di accoglienza, di fertilità. Oh, quel giardino

Torniamo alle origini dell’umanità e non dell’evoluzione disumana. Torniamo a quel caldo abbraccio divino che ci rende tutti uniti, a quella comunità dietro un piatto.

Collocandomi dalla parte del torto per i miei pensieri fuori dal sistema, dalla società e dalla matrice umana; dalla parte del torto che si vive da dentro il cuore, dall’anima — per quel che ne rimane dopo l’uso indiscriminato di violenza e distrazione.


Quel torto che rende liberi. Liberi di volare.

Matteo Grossi

Fondatore Safe House ETS

Working every day to put people before the system.